Lo sapevi che l’usanza delle pulizie di primavera deriva da una tradizione ebraica?
Secondo la tradizione ebraica, prima della Pesach (Pasqua) tutta la famiglia, bambini inclusi, è coinvolta nella pulizia della casa, il cui scopo è quello di rimuovere qualsiasi residuo di lievito coerentemente con il divieto di consumare o possedere alimenti lievitati durante l’intero periodo, per ricordare la fuga dall’Egitto.
Il significato delle pulizie di primavera
Con gli anni questa tradizione si è radicata anche fuori dai confini ed è diventata l’occasione non solo per pulire casa da cima a fondo, ma anche per eliminare tutto ciò che non ci serve più.
Ma se guardi attraverso la polvere sollevata dalle pulizie di Pesach, trovi un significato più profondo. Se il nostro cuore è la nostra casa, le pulizie primaverili simboleggiano il liberarsi dal superfluo e dalla sporcizia che si è depositata nei nostri pensieri.
Non so tu, ma per me la primavera è il momento dei nuovi inizi, obbiettivi e progetti, molto più che l’inizio del nuovo anno.
Forse vedere la Natura che si risveglia o forse l’aumento fisiologico del cortisolo e del testosterone o un mix di entrambe mi danno una grande energia e voglia di rinnovamento.
Quando gli ormoni ci danno una mano
Ero all’ottavo mese di una gravidanza gemellare (da lì a poco sarebbero nate due esserini da 3 chili l’uno (!), con due sacche, due placente e tanto liquido amniotico ), un girovita per cui facevi prima a saltarmi che a girarmi attorno (superava abbondantemente il metro), giusto per darti un'idea. Messa così, una sera mio marito mi ha ritrovata dentro l'armadio, in piedi sulla cassettiera, intenta a pulire l’interno dell’anta scorrevole. Tralascio il suo commento anche se garantisco che la cassettiera non ha ceduto e io e il mio girovita da Guinness ne siamo usciti integri.
Si dice che, poco prima del parto, gli ormoni (sempre loro di mezzo!) ci inducano questa voglia di pulizia, come se dovessimo preparare il nido per i nuovi nascituri; liberarci dal vecchio per fare spazio al nuovo.
Ecco, ogni tanto servirebbe una scarica di ormoni a darci la spinta giusta, facendoci diventare un po' più temerarie nell'affrontare le pulizie, quelle dei nostri pensieri, s'intende!
In alternativa, puoi utilizzare questo workbook che ti guida nell'eliminare quella polvere di pensieri e cattive abitudini che si sono accumulate nel tempo e stimola la riflessione su quello che può arrivare al loro posto.
[mailerlite_form form_id=5]Decluttering dei pensieri
Il decluttering da qualche anno è l’ospite principale di molte librerie, conversazioni, siti web e comodini. “Il magico potere del riordino” ha creato un vero e proprio fenomeno.
Nel suo libro Marie Kondo racconta di essere stata ispirata a sua volta da un libro che le ha cambiato il modo di guardare al riordino. Questo libro è “L'arte di buttare. Come liberarsi delle cose senza sensi di colpa”.
“Il fiume della vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Il problema sorge solo quando la mente rifiuta di fluire con la vita e si arena sulle sponde. Per fluire intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciare andare ciò che va”.
Cosa succede quando liberarsi da vecchi pensieri è più difficile che liberarsi di quella vecchia maglietta che non mettiamo da almeno 10 anni ma ci ricorda tanto l’ultima vacanza in cui non avevamo altri a cui badare se non a noi stesse? (aka: non c’erano né figli né mariti all’orizzonte).
C’è tanta energia emotiva che si scuote, si agita, si aggarbuglia in cerca l’uscita di sicurezza. Perché sguazzare in uno stagno di pensieri che, per quanto stantii, diventano famigliari e assuefanno l’olfatto, a volte ti è più confortevole che aprire le narici e lasciarti sedurre dal profumo della primavera.
Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che perde ma non quello che trova.
Liberare spazio rinunciando al vecchio apre un mondo di possibilità al nuovo di entrare. Ma non sempre diamo uno sguardo oggettivo al piatto della bilancia, dove cerchiamo di confrontare quello che dovremmo lasciare e quello che potrebbe arrivare. La paura del vuoto, l'incertezza di quello che sarà, la pigrizia nel fare quel primo sforzo che serve a ripristinare il moto delle cose vincendo la forza d'inerzia si affastellano, spesso tenacemente, sul piatto della bilancia del nuovo. Lo sguardo soggettivo ha sempre un che di distorto nelle nostre valutazioni.
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