Cura di sé è la traduzione italiana dell'espressione in lingua greca antica epimèleia heautoù, risalente in particolare alla filosofia di Socrate e che fu poi ripresa e tradotta in cura sui nella cultura romana di epoca tardo-antica. (Wikipedia)
Troviamo l’elaborazione filosofica del principio per cui bisogna occuparsi di sé stessi nell’Alcibiade di Platone dove Socrate, dialogando con Alcibiade sull’argomento, risponde alla domanda: cos’è la cura di sé? E definisce cos’è il sé e come occuparsene.
Rendendo ai minimi termini il pensiero del filoso (mi perdonerà Socrate e tutti i filosofi ma ritengo non sia questo lo spazio adeguato per un approfondimento) il sé coincide con l’anima e per sapere come occuparsene bisogna conoscerla. Dunque conoscere sé stessi è una condizione imprescindibile per occuparsi della propria anima.
La travisata: Mens sana in corpore sano
Canzoni travisate è una degli appuntamenti di radio dj che mi più attendevo durante i miei spostamenti in macchina: Prevignano, detto Il Previ, costruiva sul testo di una canzone inglese una storia alquanto improbabile per poi far ascoltare un brevissimo frammento della stessa canzone che, estrapolato dal suo contesto, sembrava essere la storpiatura di parole italiane che concludevano l’alquanto sconclusionata storia con effetto esilarante.
Ecco, con il detto di Giovenale più o meno è accaduto lo stesso. A differenza di quanto pensi la maggior parte delle persone, con questa frase il satiro non intendeva dire che in un corpo sano c’è una mente sana. Per anni siamo stati convinti che praticare attività fisica, mantenerci in salute, occuparci del nostro corpo ci avrebbe garantito la sanità mentale ma, ahimè, tra i due non c’è alcuna connessione, almeno non secondo Giovenale.
Nel corso dei secoli l’espressione è stata interpretata con un senso di dipendenza dell’una dall’altro. In verità il misunderstading probabilmente è dovuto al troncamento dell’espressione nella sua interezza: “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano).
Secondo Giovenale, dunque, la sanità dell’anima e la salute del corpo erano le due uniche preghiere da indirizzare agli dei. L’una svincolata dall’altra.
Andiamo perciò per ordine.
La cura del corpo
Ci sono infinte possibilità di prendersi cura del proprio corpo, dall’esercizio fisico alla nutrizione, dalla cosmesi eco bio alla naturopatia. Ce n’è per tutti i gusti! Tripla porzione di gelato alla crema, con vaniglia e cannella e granella di nocciola! Fate solo attenzione a non fare indigestione… o a pensare di non amare il gelato prima di averlo assaggiato.
Ne sto parlando nella serie di interviste “I volti del benessere” che puoi ascoltare in diretta ogni venerdì fino al 24 giugno sul mio profilo IG oppure puoi guardare le registrazioni nella mia IGTV.
La cura del corpo passa anche dalla semplice accettazione. Dalla mancanza di accanimento verso un’idea preconfezionata di quello che “dovrebbe essere” secondo i canoni estetici imposti dalla società in cui viviamo. Un grandissimo e sonoro benvenuto a quello che siamo e non a quello che il marketing sempre più pressante inconsciamente ci impone di essere.
Ed è anche una questione di paletti. È la capacità di mettere dei limiti a ciò che chiediamo a noi stessi in termini di prestazioni e prestanza. È l’idea di riuscire a dire di no quando siamo arrivate al limite, e non per forza al limite dello sfinimento, ma al limite che noi abbiamo deciso di mettere per salvaguardarci, imparando a non fare qualcosa semplicemente perché ci viene chiesto dagli altri.
Non si tratta di egoismo ma di autoconservazione. Si tratta di mantenerci bene e in salute per poter continuare ad aiutare gli altri.
Riempire la brocca dell’acqua
Immagina di avere una brocca colma di acqua e un bicchiere da riempire da cui si abbeverano le persone. Se continui a versare acqua nel bicchiere senza mai fermarti a riempire la brocca cosa accadrà? Ad un certo punto l’acqua nel recipiente sarà finita e non potrai più versare acqua nel bicchiere. Ecco, per il tuo fisico è così. Se continui a drenare energie in aiuto degli altri e non ti preoccupi mai di ricaricarti, prima o poi ti ritroverai come la brocca dell’acqua vuota.
La cura dell’anima
“Conosci te stesso” è la scritta che si trovava all’ingresso del tempio di Delfi, uno degli oracoli più noti provenienti dalla civiltà greca del periodo arcaico.
Conosci te stesso è anche uno dei punti cardine della filosofia socratica: solo attraverso l’auto conoscenza si può arrivare alla cura di sé.
Gli oracoli, che fossero ellenici o italici, non hanno mai rivelato alcuna verità assoluta ma, con le loro frasi sibilline (questo termine deriva proprio dal più famoso oracolo italico, la Sibilla Cumana) hanno semplicemente dato spazio alla libera interpretazione dell’interpellante.
Il vaticino veniva dunque colato attraverso il filtro delle paure o delle convinzioni di chi cercava un responso che poteva trovare solo in sé stesso. In questo senso la scritta apposta sul tempio di Delfi lascia intendere che la verità va cercata dentro sé stessi.
Ai giorni nostri la Pizia o la Sibilla sono state sostituite in parte dalle carte oracolo; spesso fraintese nell’obbiettivo, che nulla ha a che vedere con la lettura del futuro. Certo, alcuni ciarlatani potrebbero far credere che sia così, ma la lettura delle carte non ha alcun potere preveggente, ça va sans dire. Sono semplicemente lo stimolo per puntare la luce dove tu, che giri la carta, decidi di puntarla. Nulla di più nulla di meno.
Un altro esempio è la bibliomanzia. Prendi un libro dalla tua libreria, apri una pagina a caso e leggi la prima frase su cui ti cade l’occhio. L’interpretazione che tu darai a quella frase sarà, con buone probabilità, completamente diversa da quella che darà una tua amica, un tuo famigliare o un perfetto sconosciuto. Quella frase sarà cassa di risonanza a ciò che in quel momento occupa la tua mente e il tuo cuore; un pensiero, un desiderio, una paura, un’ambizione.
Esplorazione autonoma attraverso la filosofia
Tra gli approcci che ci possono aiutare nell’esplorazione autonoma del nostro sé, sicuramente un posto d’onore lo occupa la filosofia.
Henri Bergoson dà questa definizione: la filosofia non è una costruzione di sistemi, ma la risoluzione presa una volta per tutte di guardare ingenuamente in sé e intorno a sé.”
La filosofia è una pratica trasformativa che aiuta a comprendere e attivare sé stessi e il mondo (cit. Prendila con Filosofia – se non l’hai ancora letto te lo consiglio vivamente!).
Come spiegano Maura Gancitano e Andrea Colamedici, la filosofia era già nell’antichità arte del vivere e arte dell’esistere. Aveva a che fare con esercizi e pratiche quotidiane che costituivano la cura di sé.
Cosa accade quando non si è in gradi di procedere nella conoscenza di sé attraverso un percorso autonomo?
Chiedere aiuto è segno di forza
Con il progetto di cui ti ho parlato prima, (I volti del benessere), ho cercato di mostrare alcune vie attraverso le quali si può iniziare un’indagine di conoscenza di sé con l’aiuto di una professionista, intervistando una psicologa e un’arteterapeuta.
Non tutti hanno dimestichezza con l’indagine interiore e anche chi ce l’ha a volte ha bisogno di un aiuto esterno; per un momento di debolezza, per la necessità di scardinare meccanismi troppo radicati per essere rimossi in autonomia, per andare oltre il conscio e affacciarsi all’inconscio.
Chiedere aiuto non è sintomo di debolezza, quanto piuttosto di forza, la forza del coraggio che ci vuole per lavorare su di sé. Ci sono figure professionali come quelle citate in precedenza che ci possono guidare in un viaggio interiore di approfondimento.
Sapendo di far storcere il naso a filosofi, psicologi e non solo, inserisco i coach tra quelle figure che possono dare in modo significativo il loro contributo.
Come scrive Marcia Reynolds nel suo libro “Coach the person and not the problem”, il coach non fa domande, ma indaga.
Le domande chiedono risposte, l’indagine provoca consapevolezza.
Ma per approfondire questo tema, ti rimando al prossimo blog post che sarà dedicato interamente a capire come il coaching può aiutare nell’indagine di sé.
Domande al check in
In quale area (corpo o anima) in questo momento hai più bisogno di prenderti cura di te?
Qual è il primo passo che puoi fare per prenderti cura di te?
A cosa devi dare il benvenuto?
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